Comunicazione / Vino

Correttore ortografico in flagranza di reato

1 giugno 2013

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Mai avrei pensato di far incontrare le parole vino ed editing nello stesso post… eppure questo è quello che succede se invitate a cena la vostra deformazione professionale di lettore cronico (leggasi traduttore).

In cucina i fornelli si sono appena spenti ed è il momento di stappare la nuova bottiglia di vino che un amico, addetto ai lavori, si è premurato di farci arrivare alla stregua di una primizia di primavera. Dopo le rigorose operazioni di rito per l’apertura e confabulando se la pietanza preparata si accorda con il vino scelto, ecco che l’occhio cade sulla retro-etichetta. Di solito, è proprio lì che si trovano informazioni su età del vino, zona di produzione, eventuali affinamenti, gradazione alcolica, note di degustazione. Stavolta invece mi trovo di fronte a un refuso in grado di innescare un cortometraggio parallelo alla cena, ahimè, senza lieto fine. Così recita infatti la retro-etichetta incriminata: “piacevole e flagrante. Davvero intrigante”. Per ovvi motivi, non citerò qui lo sfortunato produttore.

Dalla nuvoletta “alla Homer Simpson”, creata dalla mia fervida immaginazione di traduttore, sbuca un losco individuo incappucciato con una bottiglia di vino rosso esplosagli tra le mani, tale da giustificare l’espressione inglese caught red-handed. Una rappresentazione forse troppo semplicistica, ma esplicativa di cosa succederebbe se il refuso venisse tradotto letteralmente da un altrettanto distratto collega o, ancora peggio, da un traduttore automatico.

Nonostante la cura maniacale per i contenuti di marketing, non è affatto raro imbattersi in refusi di questo tipo su brochure, siti web e documentazione promozionale di vario tipo, con buona pace di copywriter, editor e grafici. L’aggettivo flagrante, per nulla affine al mondo del vino (se escludiamo i casi di contraffazione), ha qui erroneamente preso il posto del termine fragrante, prediletto da assaggiatori, enologi, sommelier e giornalisti e in grado di evocare scene di panificazione d’altri tempi, profumi inebrianti e dolci prelibatezze da forno. Una défaillance trascurabile, dato che i due vocaboli sono corretti in lingua italiana, e assolutamente innocente agli occhi di qualsiasi correttore ortografico…  ma non a quelli di un bravo revisore o editor o, come nel mio caso, del consumatore finale.

Certo i tempi ristretti, le gabbie testuali da rispettare e la normativa specifica sull’etichettatura dei prodotti soggetti a esportazione sono sufficienti per mandare in tilt qualunque copywriter o editor sano di mente. Di contro, è pur vero che l’unica parte della retro-etichetta a subire variazioni nel tempo è quella relativa alle note di degustazione. Sarebbe quindi auspicabile (e positivo per il ritorno di immagine di qualunque brand), porre particolare attenzione a refusi ed errori grammaticali grossolani ed evitare di riversare sull’estetica tutti gli sforzi di creatività, mettendo in pratica alcune semplici regole, dettate dal caro vecchio buon senso:

  • la prima impressione è quella che conta: la cura nei dettagli, in certi casi, dovrebbe anche essere messa in pratica e non solo sbandierata;
  • il correttore ortografico non è nostro amico;
  • a migliorare i testi ci pensano l’editor e il revisore. Se avete dubbi su chi fa cosa, leggete qui;
  • la rilettura “distaccata” è sempre una buona pratica. Esistono due opzioni: il distacco temporale (consegna e/o scadenza permettendo) che ci farà superare la sindrome di paternità/maternità ed eviterà di renderci ciechi a qualunque difetto, seppur immaginario, del testo creato. Oppure, il distacco per “interposta persona”, chiedendo a  un collega di rileggere il lavoro per noi;
  • la rilettura ad alta voce non dovrebbe mai essere trascurata (vecchio metodo, sempre vincente).

Da buon traduttore poi, ho un ultimo consiglio:

  • affidate sempre i vostri contenuti di marketing a professionisti madrelingua (non alla segretaria o all’amico bilingue, mi raccomando…), specializzati nel vostro settore merceologico e, possibilmente anche bravi transcreator. L’immagine del vostro prodotto all’estero ne uscirà di certo rafforzata, così come quella del vostro brand.

E voi, avete mai trovato refusi o errori grossolani di questo tipo? Aspetto curiosa i vostri commenti.

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Commenti (6)

  • giugno 7, 2013 by Simon Drew

    Simon Drew

    You asked for comment: I shall limit myself to echoing your words… ““postponed” reading is a good practice. You have two options: time distance (if deadline allows you to) helping us overcome the paternity “syndrome” making us blind to any fault, even imaginary, of the text we have created or reading trough a third person, instead, asking a colleague to check the work for us”

    -trough? ;o)

  • giugno 7, 2013 by Maria Elena

    Maria Elena

    Thanks for your comment Simon… definitely I’m a distracted blogger! 😉

  • giugno 12, 2013 by paadoty

    paadoty

    Fun article! I like your writing style. I wrote a quick blurb with a link for my editing website: http://editwright.blogspot.com/2013/06/tipsy-typos.html

    • giugno 12, 2013 by Maria Elena

      Maria Elena

      Thanks for your comment Andrew… I’m very flattered of my first mention!

  • giugno 29, 2013 by Fosca

    Fosca

    Concordo pienamente con quello che scrivi: la rilettura distaccata è fondamentale e fa la differenza se si punta su traduzioni di qualità. Occhio però: il vino si produce, non si alleva…

    • giugno 29, 2013 by Maria Elena

      Maria Elena

      Ciao Fosca, grazie per il commento. Concordo sull’allevamento, pensavo al sistema più che alla zona di produzione della vite… ma ero sotto esame ONAV e la mia mente era infarcita di tecnicismi. Imprecisione corretta, grazie per la rilettura!!! 😉